INDIA
- DELHI / BOMBAY E ALTRE LOCALITA' - INDIA |
| INDIA : Da sempre l’India è conosciuta come una terra ricca di minerali. Sebbene i più antichi documenti scritti, che narrano dei primi ritrovamenti di minerali, risalgano all’800 a.C., si tramanda che l’uomo scopri per la prima volta il minerale Diamante nel distretto di Golconda, nell’India Centrale, intorno al 2000 a.C., ben 4 millenni fa! L’India rimase l’unica fonte di estrazione di questo preziosissimo minerale per più di 3700 anni fino al 1723, anno in cui furono trovati altri giacimenti minerali in Sud America e in Sud Africa. STORIA : I primi utensili in pietra trovati a Soan (ora Pakistan) e a Madras testimoniano la presenza dell’uomo nel subcontinente già nel periodo interglaciale (tra i 40.000 e 20.000 anni a.C.). Ma dobbiamo arrivare fino al 3.500 a.C. per trovare i primi reperti di comunità stanziali. La
Civilta’ Della Valle Dell’indo Esistono varie ipotesi sulle cause che determinarono il declino di questa cultura: inizialmente si ritenne fosse stato causato dall’invasione ariana; oggi si ipotizzano altre cause come ad esempio un’alluvione nella valle dell’Indo, oppure mutamenti climatici che portarono ad una diminuzione delle precipitazioni e quindi alla fine dell’agricoltura. Le Prime Invasioni A
partire dal 1.500 a.C., le tribù ariane iniziarono a penetrare in
India dall’Afghanistan e dall’Asia centrale. La loro avanzata
non fu rapida in quanto ostacolata dalle popolazioni locali che difendevano
il proprio territorio; tuttavia alla fine occuparono tutta l’India
settentrionale, fino alle Vindhya Hills, spingendo verso sud gli abitanti
di queste regioni, i Dravidi. In
questo periodo si verificarono altre due invasioni: dal 521 al 486 a.C.
quella del re persiano Dario che annesse al proprio regno il Punjab e il
Sind; e nel 326 a.C. quella di Alessandro Magno le cui truppe si rifiutarono
però di spingersi oltre il corso del Beas e quindi dovette rassegnarsi
a far ritorno in patria rinunciando ad estendere il proprio dominio in India.
I Maurya Un personaggio emerge a questo punto della storia indiana: Chandragupta Maurya, con il suo consigliere Chanakaya, saggio e brillante statista bramino, spesso soprannominato il “Macchiavelli indiano”. Dopo la partenza di Alessandro Magno dall’India giunse la notizia della sua morte, avvenuta a Babilonia nel 323 a.C.. Chandragupta allora, con l’aiuto del suo abile ministro, cacciò le guarnigioni greche lasciate da Alessandro, radunò un gruppo di alleati e sottrasse il regno di Magdha alla dinastia dei Nanda. Era il 321 a.C., Chandragupta aveva 25 anni. Alla morte di Chandragupta il suo impero si estendeva dal mare Arabico a ovest, sino al golfo del Bengala a est e a Kabul a nord. La
gloria dei Maurya durò ancora per parecchi anni, raggiungendo l’apice
durante il regno di Ashoka. Ashoka si convertì al buddhismo e la
dichiarò religione di stato, inviò delle missioni all’estero
per divulgare gli insegnamenti di questa religione; durante il suo regno
fiorirono l’arte e la scultura. Le sue insegne (quattro leoni seduti
di schiena con in cima la scritta “la verità sola trionfa”)
sono state scelte dalla repubblica indiana nata nel 1950 come emblema nazionale,
a significare l’antico impegno per la pace e la benevolenza. Cinquant’anni
dopo la sua morte, l’imperò dei Maurya si disintegrò
fino a scomparire nel 184 a.C.. I Gupta Nel
319 d.C. Chandragupta I, sovrano dell’ignota tribù dei Gupta,
sposò la figlia del capo di una delle più importanti tribù
del nord. L’impero dei Gupta crebbe rapidamente, si consolidò
con Chandragupta II e durò ininterrottamente per 150 anni. Rappresentò
il completamento del sogno di unità dei Maurya e consolidò
l’intera India sotto il governo di uno stato centralizzato. Il periodo
Gupta è spesso definito il periodo d’oro delle arti nell’antica
India. I suoi imperatori promossero la letteratura e il sapere fondando
scuole e università nelle quali si insegnava l’amore per lo
studio, per la cultura e per la scienza. L’impero dei Gupta iniziò
a declinare fino a soccombere alle invasioni degli Unni nel VI secolo. Nel
510 d.C. l’esercito dei Gupta fu sconfitto dal capo unno Toramana.
I Musulmani All’inizio dell’XI secolo un nuovo pericolo cominciò a delinearsi lungo il confine nord-occidentale dell’India: il potere musulmano. Mahmu di Ghazni compì una serie di incursioni depredando i territori indiani e utilizzando le ricchezze così ottenute per trasformare Ghazni in una delle più gloriose capitali del mondo (oggi Ghazni è una cittadina dell’Afghanistan situata tra Kabul e Kandahar). Queste incursioni indebolirono l’equilibrio dell’India settentrionale rendendola una facile preda per gli invasori successivi. Dopo la morte di Mahmud nel 1033, Ghazni venne conquistata nel 1150 dai Ghur provenienti dall’Afghanistan occidentale. Si narra che il generale dei Ghur saccheggiò la città per sette giorni distruggendola completamente. Nel 1192 i Ghur, che avevano già esteso il loro potere nel Punjab, avanzarono in India arrivando fino a Delhi. In breve tempo tutta l’India settentrionale era sotto il controllo Ghur. Durante il regno di Mohammed Tughlaq, che arrivò al trono nel 1324, l’impero raggiunse la sua massima espansione. Mohammed non si accontentò di estendere il proprio dominio sull’India meridionale, ma per controllarla direttamente, ritenendo che Delhi non fosse sicura per la costante minaccia rappresentata da Gengis Khan, decise di spostare la capitale da Delhi a Daulatabad, 1.500 km a sud di Delhi, costringendo tutta la corte a trasferirvisi, a un costo altissimo in termine di vite umane. Ma quando Mohammed realizzò che aveva lasciato indifese le regioni settentrionali si spostò nuovamente a nord. Dopo il ritiro di Mohammed dal sud la storia dell’India vede l’ascesa di due regni importanti: l’impero hindu di Vijayanagar nel 1336, con capitale Hampi. E il sultanato musulmano di Bahmani, nel Deccan, sorto nel 1345, con capitale prima a Gulbaga e poi a Bidar. I due regni furono in costante contrasto tra loro per circa 200 anni (i Vijayanagara possedevano molte miniere di diamanti) questo non solo impedì loro di espandersi verso nord, ma come vedremo portò alla fine entrambi alla distruzione. Prevedendo che non avrebbe trovato grande resistenza, il famoso Tamerlano scelse l’anno 1398 per invadere l’India da Samarkanda. L’India
aveva avuto fino ad allora parecchi conquistatori, ma nessuno barbaro come
Tamerlano. Si dice che massacrò 100.000 prigionieri hindu proprio
alle porte di Delhi. Fortunatamente per l’India, Tamerlano rientrò
quasi immediatamente a Samarkanda. I Moghul Mentre l’impero Vijayanagar si approssimava alla fine, un altro grande impero si andava delineando nel Nord, il regno dei Moghul (1527-1757) che fu importante non solo per la sua potenza territoriale, ma anche perché i suoi sovrani promossero un periodo di grande rigoglio delle arti, della letteratura e dell’architettura. Il fondatore della dinastia, Babur, discendente di Gengis Khan e di Tamerlano, nel 1525 marciò da Kabul, la sua capitale in Afghanistan, sul Punjab, sconfiggendo il sultano di Delhi. Nonostante il successo iniziale, il figlio e successore di Babur, Humayun, venne sconfitto nel 1539 da un potente sovrano dell’India orientale. Il figlio e successore di Humayun, Akbar, fu probabilmente il più grande sovrano Moghul, aveva appena 13 anni quando ereditò il trono. In questo periodo i portoghesi cominciarono a stabilire le loro basi commerciali tra cui Goa e Diu. Akbar si dimostrò un uomo colto, saggio, nonché dotato di abilità militare. Jehangir, successore di Akbar, mantenne l’impero sostanzialmente nelle stesse condizioni in cui lo aveva ereditato. Alla sua morte gli succedette il figlio Shah Jahan, che uccise tutti i parenti maschi per assicurarsi il trono. Durante il suo regno, oltre a numerose imprese militari, portò a termine due grandi progetti: spostò la capitale moghul da Agra all’odierna vecchia Delhi e fece erigere il Taj Mahal. Aurangzeb, l’ultimo dei sovrani moghul, salì al trono dopo aver imprigionato il padre Shah Jahan e lottato con i fratelli per la successione. Con Aurangzeb l’impero moghul si avviò lentamente alla sua conclusione. I Maratha I Maratha assunsero crescente importanza grazie al loro nazionalismo che catturò l’attenzione dei governi hindu. Il grande Shivaji, nonostante appartenesse ad una casta inferiore, si dimostrò molto abile nel combattere i Moghul e ottenne il consenso popolare sostenendo la causa hindu contro i sovrani musulmani. Successivamente il figlio di Shivaji fu catturato e giustiziato da Aurangzeb. Il nipote non si dimostrò all’altezza del nonno e quindi i ministri del governo maratha assunsero a poco a poco il potere impadronendosi alla fine del territorio dei Moghul. Il saccheggio di Delhi del 1739, come già detto, decretò la fine dei Moghul. Questo avrebbe dovuto favorire l’espansione dei Maratha, che subì invece un brusco arresto nel 1761, ad opera dell’afghano Ahmad Shah Durani, il quale fermò la loro avanzata verso ovest con la battaglia di Panipat. I Maratha consolidarono allora il loro potere nell’India centrale ma presto avrebbero dovuto soccombere alla potenza inglese. I
Rajput L’espansione
Territoriale I Portoghesi I portoghesi detengono il “primato” di essere stata la prima potenza europea a giungere in India e l’ultima ad andarsene (Goa 1961). Nel 1498 Vasco de Gama giunse sulla costa dell’odierno Kerala percorrendo per primo la rotta via il Capo di Buona Speranza. Questo assicurò al Portogallo un secolo di monopolio sui commerci dell’Europa con l’India e l’Estremo Oriente. Il Portogallo però non aveva le risorse necessarie per sorreggere a lungo un impero così vasto e venne quindi soppiantato da inglesi, francesi e olandesi. Per più di un secolo le potenze mercantili europee si affrontarono in India. Alla fine, allontanati gli olandesi, costretti i portoghesi a Goa, Daman e Diu sulla costa occidentale, il campo fu libero per inglesi e francesi. I Francesi Nel corso degli scontri fra francesi e inglesi per la supremazia in India, i francesi sembrarono avere la meglio nel 1746 quando si impossessarono di Madras (che dovranno restituire agli inglesi nel 1749) e quando riuscirono a porre il loro candidato sul trono di Hyderabad. Ma la situazione si capovolse nel 1750 quando la direzione della Compagnia Francese delle Indie Orientale, appurato che i loro rappresentati erano più dediti alla politica che al commercio, stipularono un accordo con l’Inghilterra che, stroncando ogni disputa politica, permise sicuramente alla compagnia francese di ottenere più profitti dai suoi commerci con l’India, ma sul lungo termine, di fatto, ridusse notevolmente l’influenza francese nel subcontinente. Il
Potere Britannico Verso L’indipendenza L’opposizione al governo britannico crebbe tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX. Nel 1885 si riunì per la prima volta il partito dell’Indian National Congress con l’obiettivo di ottenere una sempre maggiore partecipazione al governo del paese. Nel 1906 si mossero i primi passi per concedere il diritto di voto ad una piccola parte della società indiana. Lo scoppio della prima guerra mondiale allentò momentaneamente le tensioni. Nell’aprile del 1919 soldati inglesi vennero inviati a sedare una rivolta ad Amritsar. I soldati, obbedendo agli ordini, spararono sulla folla provocando più di 1000 morti tra la gente disarmata. Alla notizia del massacro un gran numero di persone aderì al National Congress. E’ proprio in questo periodo che il National Congress trova nella figura di Gandhi, che passerà alla storia come il “Mahatma”, la Grande Anima, il suo leader. Gandhi adottò la politica della resistenza passiva nei confronti del dominio britannico. A questo punto i musulmani compresero che, una volta raggiunta l’indipendenza, l’India sarebbe stata guidata dagli hindu e che mentre Gandhi era imparziale nei confronti dei musulmani, i membri del National Congress non avrebbero diviso il potere con gli islamici. Pertanto iniziarono a pensare ad uno stato indipendente musulmano. L’inizio della seconda guerra mondiale rallentò gli eventi politici indiani. Con la vittoria del partito laburista alle elezioni britanniche del 1945, la nuova classe dirigente inglese si rese conto che il problema indiano doveva essere risolto. Nonostante però gli inglesi fossero disposti a concedere l’autonomia, nel paese era netta la spaccatura fra la Lega Musulmana per la quale l’India doveva essere “divisa o distrutta” e il National Congress che invece voleva un’India unita. Gandhi, esponente di spicco del National Congress, sosteneva la necessità di una riconciliazione fra le due parti. L’aumento della violenza civile accelerò il processo per l’indipendenza e annunciò che sarebbe stata concessa il 14 agosto 1947. Avendo deciso di dividere il paese in India e Pakistan bisognava però decidere la questione dei confini e la decisione era davvero molto difficile. Era impossibile scindere il paese in due parti nette. C’erano tutti i presupposti perché la questione dei confini generasse un disastro, ma lo spargimento di sangue che si verificò fu superiore alle aspettative. Il problema più grave era il Punjab, una delle regioni più fertili e ricche del paese, con una grande percentuale di hindu, musulmani e sikh. Il Punjab venne diviso in due e una parte venne dato al Pakistan. Ci furono imponenti migrazioni di popolazione. Treni carichi di musulmani diretti a ovest venivano fermati e massacrati da hindu e sikh. Viceversa treni carichi di hindu e sikh in fuga verso est subivano lo stesso destino ad opera dei musulmani. Quando il caos nel Punjab giunse al termine si stimarono 250.000 persone massacrate, anche se forse sarebbe più realistico ipotizzare mezzo milione di vittime. Un altro problema era rappresentato dal Kashmir, stato a maggioranza musulmana con un maharaja hindu. Il Kashmir continua ad essere motivo di disaccordo fra i due paesi. Il processo verso l’Indipendenza fu segnato da un altro evento tragico: il 30 gennaio 1948, mentre stava per dare inizio alla sua preghiera mattutina, Gandhi venne assassinato da un fanatico hindu. Nel corso degli eventi che avevano portato l’India verso l’indipendenza, Gandhi era rimasto l’unico ad invocare la tolleranza e a sostenere che l’India doveva restare unita. Il 26 gennaio 1950 l’India diventa una repubblica. LE LOCALITA Delhi La capitale del paese è oggi una metropoli in rapida trasformazione ed espansione. A New Delhi, che occupa la parte sud della città, si trovano edifici governativi, uffici, quartieri residenziali, ampi viali alberati, parchi e fontane; mentre a Old Delhi, che si dipana con i suoi vicoli e bazar intorno al Red Fort, scoprirete il suo passato islamico. Un un elemento che accomuna entrambe è il trambusto della folla. Taj Mahal - Agra Monumento al grande amore, fu fatto erigere dall’Imperatore Moghul Shah Jahan in ricordo della seconda moglie, Mumtaz Mahal, morta di parto nel 1631. E’ il monumento simbolo della città e sorge come una perla nel mezzo di un lussureggiante giardino, che simboleggia il paradiso. Fatehpur Sikri Magnifica città fortificata in arenaria rossa, oggi abbandonata, fu la capitale dell’impero moghul durante il regno di Akbar (1571-85). Varanasi (Benares) La città di Shiva, sorge sulle sponde del Gange, il Fiume Sacro. E’ uno dei massimi centri spirituali dell’India. Varanasi è anche una delle città più antiche al mondo, ancora abitate. Khajuraho I Templi di Khajuraho rappresentano una delle principali attrattive dell’India. Furono costruiti, nell’arco di soli cento anni, durante la dinastia dei Chandela, che regnarono per cinque secoli prima di essere sconfitti dai Moghul. Jaipur E’ la capitale del Rajasthan. E’ anche detta la “Città Rosa”, per il colore degli edifici nella parte vecchia in cui sorge il City Palace ed il famoso Palazzo dei Venti. Nelle sue vicinanze sorge l’imponente Amber Fort. Jodhpur Conosciuta anche come la “città azzurra” sorge ai margini del Deserto di Thar. E’ dominata dall’imponente forte Meherangarh, che si erge su una roccia, proprio nel mezzo della città. Udaipur In assoluto la città più romantica del Rajasthan, da alcuni detta anche la “Venezia d’Oriente”. Gli arredi urbani sono l’espressione dell’eccentricità rajput e della più squisita eleganza moghul. Jaisalmer La città d’oro. Emerge surreale, nel cuore del Deserto di Thar come un’enorme fortezza di sabbia. E’ una città medioevale caratterizzata da strette stradine ed “haveli”, le splendide e imponenti residenze dei ricchi mercanti. Palitana - Shatrunjaya Il complesso di Shatrunjaya è uno dei centri di pellegrinaggio giainisti più sacri dell’India. Tra l’XI e il XVI secolo vennero eretti 863 templi che con le loro guglie finemente scolpite sembrano coronare la collina, sulla quale essi sorgono. Mumbai (Bombay) Confusione ed eccitazione tipicamente indiane: questa è Mumbai. E’ una metropoli gigantesca, la capitale finanziaria dell’India e una città carica di vitalità imprenditoriale. Hyderabad Capitale dell’Andhra Pradesh, ha conservato quasi intatta la sua atmosfera ottocentesca. Bazar sempre affollati circondano imponenti monumenti islamici risalenti al XVI e XVII secolo. A 11 km a ovest di Hyderabad sorge la leggendaria GOLCONDA, l’inespugnabile e terribile città-fortezza, e le tombe dei re musulmani dei Qutab Shah. Goa Antica colonia portoghese, è oggi una delle mete balneari più conosciute dell’India. Piacevole incontro di cultura orientale e stile di vita occidentale. Aurangabad – Ellora E Ajanta Aurangabad
è il punto di accesso ai templi rupestri di Ellora e Ajanta, dichiarati
Patrimonio dell’Umanità. A Ellora per oltre cinque secoli monaci
buddisti, hindu e giainisti scavarono lungo una parete rocciosa monasteri,
cappelle e templi riccamente decorati con affreschi e incisioni. Sanchi Dalla pianura a nord di Bhopal si innalza una collina sulla quale sorgono alcuni dei templi buddisti più belli e meglio conservati dell’India fatti costruire dall’imperatore Ashoka. Kathmandu (Nepal) La
città vi stupirà per i suoi evidenti contrasti. Da un lato
sembra essersi fermata all’epoca del Medioevo, dall’altra, come
tante capitali, è proiettata verso il futuro. Chennai (Madras) Nota come “l’accesso per il Sud”, i suoi abitanti sono gli zelanti difensori delle tradizioni dei Tamil, un popolo gentile ed affascinante. Fu fondata nel 1640 dalla Compagnia delle Indie Orientali. Nelle sue vicinanze sorgono KANCHIPURAM, la “città d’Oro”, una delle sette città sante dell’India e MAHABALIPURAM (MAMALLAPURAM), dove i Tamil portarono la loro cultura costruendo templi rupestri e il famoso Shore Temple. Madurai Una delle città più antiche dell’India è vivace e brulicante di pellegrini, mendicanti, uomini d’affari. Il cuore della città vecchia ferve di attività ed è un viavai di pellegrini provenienti da ogni angolo dell’India e del mondo. Kumarakom E Le “Backwaters” La riserva ornitologica di Kumarakom è un minuscolo paradiso lungo le sponde del lago Vembanad. Vi si possono ammirare moltissimi esemplari di uccelli acquatici locali e anche specie migratorie come le cicogne siberiane. Kumarakom è anche punto di partenza per esplorare le famose “Backwaters” una serie di fiumi, laghi e canali che si snodano dalla costa del Kerala verso l’entroterra. Navigare lungo queste acque è un’esperienza da non perdere per chiunque visiti la regione. Periyar (Riserva Naturale) Il parco sorge attorno ad un lago artificiale e ospita antilopi, sambar, cinghiali, scimmie, langur, numerose specie di uccelli e circa 750 elefanti oltre a qualche esemplare di tigre. Kochi (Cochin) Uno dei più antichi porti sulla costa occidentale dell’India e una città estremamente affascinante. Da qui si esportavano spezie, caffè e fibra di cocco e si importava la cultura e la religione dall’Europa, dalla Cina e dal Medio Oriente. Laccadive (Lakshadweep) Un paradiso. Offre ai visitatori un ambiente naturale paragonabile a quello delle Maldive, prima dell’arrivo del turismo. ANDAMANE E NICOBARE Nel Golfo del Bengala sorgono queste 300 isole, perlopiù disabitate, coperte da lussureggianti foreste tropicali, orlate da spiagge di sabbia bianchissima e circondate dalla barriera corallina e da un mare limpidissimo. KOLKATA (Calcutta) Niente può preparare il turista alla visita di Kalkata. La città è un ricovero per i bisognosi, con un alta densità di popolazione ed un elevato tasso di inquinamento. Ma è anche fonte di energia creativa per l’India dove l’arte, la musica e il teatro trovano la loro massima espressività e la fanno riconoscere quale la capitale culturale del paese. Bhubaneswar La “città – tempio” dove si dice sorgessero più di 7000 templi. Oggi ne rimangono solo 500, di cui il più importante è il grande Lingaraj Mandir. Nelle vicinanze, da non perdere: PURI, uno dei quattro “dham” (i luoghi di pellegrinaggio hindu più sacri dell’India) con il Tempio di Jagannath ed il famoso “Rath Yatra” o “Festa dei Carri”, che si tiene ogni anno a giugno o luglio e il Tempio del Sole di KONARK, nella lista dei beni protetti dall’UNESCO.
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